Salve, sono un ragazzo di 29 anni. Sei anni fa intrapresi un percorso di terapia cognitivo comportamentale per curare la mia agorafobia (che faceva il paio con l'eccessiva preoccupazione di poter stare male davanti a tutti): ottenni dei buoni risultati, dal non uscire più di casa passai a ritrovare una mia autonomia. Ora, forse complice la pandemia, forse complice anche un periodo stressante in famiglia, ci sono "ricascato", seppure non sia spaventato dai sintomi come lo ero sei anni fa. Li conosco, so ormai come funzionano, e tuttavia ciò non basta. Certamente non è questa la direzione che avevo immaginato per la mia vita, dover fare i conti con il pericolo che io vedo negli spazi aperti, nelle strade, nelle passeggiate (che non faccio più da anni), e quindi sono qui a chiedervi: qual è l'approccio terapeutico migliore da seguire? Vorrei provare la terapia breve strategica, ma ho come la sensazione che questi miei disagi siano da ricercare nel profondo e nel passato, come se lo spazio aperto, tutto ciò che è esterno alla "casa", diventasse qualcosa di simbolico e di pericoloso. Chissà, forse la soluzione già ce l'avrei, sarebbe quella di andarmene da casa, ma la considerazione che ho di me mi dice che non sarei in grado di badare a me stesso, tutt'altro. E ho anche la sensazione che il mio rapporto immaturo con la sessualità (mi definisco asessuale, ma non ci credo più molto) sia una concausa del problema. Vorrei sapere se tutti questi aspetti vengono affrontati durante una terapia breve strategica o ci si focalizza solo sui sintomi? E quali sono le differenze sostanziali fra la TCC e la TBS? Grazie.