Bambino di 5 anni non gioca con i bambini

Rosy

Buongiorno a tutti ho un figlio di quasi 5 anni che non socializza..ha frequentato il nido 1 anno e adesso é al secondo anno di materna. Ha fatto un anno di logopedia perché non riusciva a esprimersi bene adesso va meglio e adesso ha incominciato la psicomotricità sotto consiglio della maestra perché non socializza, sembra distratto e insicuro, a scuola non parla e ha bisogno sempre del supporto dell’adulto..la mattina fa storie per andare a scuola ma poi entra tranquillamente non piange ma mi guarda come per dire non te ne andare. Quando andiamo al parco i giochi li fa ma molto timidamente come se avesse paura e dopo 10 minuti vuole andare via,i gonfiabili neanche a parlarne non vuole proprio entrare nemmeno alle feste dei compleanni dei compagnetti Ha un carattere molto tranquillo e timido ma a casa non é così si lascia andare completamente prende l’iniziativa per giocare, parla molto, fa capriole é sempre in movimento. Per il resto mangia da solo, si sveste da solo, sale le scale, dorme nella sua stanzetta da solo Quando chiedo cosa hai fatto oggi a scuola risponde che non lo sa non si ricorda così tutti i giorni..volevo provare a fargli iniziare qualche sport ma ho la certezza che non vuole andarci Avevamo anche fatto una valutazione con la neuropsichiatra per toglierci ogni dubbio ed é tutto ok Ho bisogno di un parere perché non so più che devo fare e come aiutarlo a superare le sue insicurezze Grazie

4 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Rosy, capisco quanto possa essere difficile vedere tuo figlio affrontare queste sfide e quanto tu voglia aiutarlo a sentirsi più sicuro e a socializzare meglio. Prima di tutto, è importante sapere che il percorso che hai intrapreso, con il supporto di logopedia, psicomotricità e una valutazione neuropsichiatrica, dimostra quanto tu stia cercando di fare tutto il possibile per lui. Questo è già un grandissimo passo. Non dimenticare che ogni bambino ha il proprio ritmo di crescita e il proprio modo di affrontare il mondo. A casa, dove si sente sicuro, lui mostra un lato più aperto e vivace. Pian piano, con il tuo amore e il tuo supporto, quella sicurezza può estendersi anche agli altri contesti.
Ti ammiro per la dedizione con cui stai cercando soluzioni per lui. 

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

La Dott.ssa Antonella Bellanzon offre supporto psicologico anche online

Cara mamma, la situazione merita sicuramente di essere attenzionata come sta già facendo. Sarebbe opportuno approfondire le tappe di sviluppo del bambino e la storia familiare per mettere in luce alcuni aspetti specifici e poter comprendere meglio. Rimango a disposizione per un consulto in presenza o online, per dedicare il giusto tempo alla sua richiesta, che in questo piccolo spazio non può essere adeguatamente accolta.

Un caro saluto

Dott.ssa Concetta Maccarrone 

Dott.ssa Concetta Maccarrone

Dott.ssa Concetta Maccarrone

Catania

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Gent.le signora,

la situazione che descrive è delicata ma in realtà comune in bambini che, per indole o per esperienze personali, sviluppano una modalità relazionale più prudente e osservativa.

Dal suo racconto emerge un bambino con uno sviluppo cognitivo e motorio nella norma, che mostra però un’importante differenza tra il comportamento a casa (dove è spontaneo, attivo, coinvolto) e quello nei contesti sociali come scuola o parco, dove tende a chiudersi, mostra insicurezza e fatica a entrare in relazione con i pari. Questo scarto tra i due ambienti è spesso indice non di un deficit, ma di una sensibilità particolare, che può portare il bambino a sentirsi facilmente sopraffatto da stimoli sociali intensi o poco prevedibili.

La sua difficoltà nel gioco libero con i pari, l’evitamento di situazioni di gruppo (come i gonfiabili o le feste), il bisogno di un adulto come riferimento costante, ci parlano di una difficoltà nella regolazione emotiva e relazionale, non di un’incapacità. Molti bambini con temperamento introverso o con esperienze di frustrazione precoce (come difficoltà linguistiche) hanno bisogno di più tempo e di contesti facilitanti per potersi esprimere socialmente.

Le lascio alcuni suggerimenti per poter accompagnare adeguatamente suo figlio:

  • potrebbe organizzare delle esperienze relazionali a piccoli gruppi, magari con uno o due bambini alla volta, in contesti conosciuti e tranquilli, iniziando a casa e poi estendere al di fuori.
  • Accompagnarlo  con discrezione: può essere utile restare nei paraggi nei primi minuti e poi allontanarsi gradualmente.
  • Rinforzarlo positivamente ogni piccolo progresso, anche solo il fatto di essersi avvicinato a un gioco di gruppo o essere rimasto un po’ più a lungo al parco.
  • Lavorare sull’autostima e sulla sicurezza, valorizzando in casa le sue competenze, dando spazio alle sue iniziative, aiutandolo a verbalizzare emozioni e vissuti (anche attraverso il gioco simbolico).
  • Va bene considerare l’inserimento in uno sport, ma con gradualità:  preferire ad esempio sport a piccoli gruppi, in ambienti familiari (magari già conosciuti per altre vie dal bambino) e con istruttori attenti alla dimensione emotiva.

Infine, le consiglio di fidarsi anche del suo intuito di mamma. I bambini percepiscono se ci preoccupiamo per loro, e a volte il nostro desiderio di “aiutarli” può farli sentire ancora più inadeguati. Provi, se possibile, a trasmettergli fiducia nei suoi tempi e nei suoi modi. Il suo sguardo partecipe, accogliente è già una grande risorsa per lui.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Un caro saluto.

Dott.ssa Oriana Adamo

Dott.ssa Oriana Adamo

Roma

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Se il bambino è distratto, insicuro e non socializza, è importante.

Osservare il comportamento in diversi contesti per capire se è una fase o un segnale di difficoltà.

Rafforzare la sicurezza emotiva con incoraggiamenti, letture sulle emozioni e valorizzazione dei piccoli progressi.

Stimolare la socializzazione gradualmente con incontri a piccoli gruppi e giochi simbolici.

Migliorare l’attenzione riducendo stimoli eccessivi e proponendo attività che sviluppino il focus.

Creare una routine prevedibile per aumentare la sicurezza.

Valutare il supporto di un esperto se le difficoltà persistono e interferiscono con il benessere del bambino.