Come dimostrare che mio figlio a scuola subisce violenza psicologica?

Silvia

Salve, , solo con la maestra, a calmarsi/sfogarsi/lavorare, dall'intervallo in poi (dalle 10:30 fino alle 16!?). Le dottoresse che lo seguono gli hanno consigliato solo di portarcelo dopo l'intervallo perché in genere dava segni di stanchezza...ma dopo riposatho una situazione complessa che vorrei gestire con la massima tutela per me e mio figlio: ha 6,5 anni, fa la primaria e ha la maestra di sostegno, perché iperattivo. Dopo un primo periodo positivo, da novembre 24 le maestre hanno iniziato a portarlo regolarmente nella stanzettao poteva tornare in classe? Ho la registrazione di mio figlio che racconta che lui nel pomeriggio voleva tornare in classe ma l'educatrice non ce l'ha voluto portare. Ed è solo la punta di un iceberg di episodi "strani". La polizia dice in sintesi che, siccome le maestre hanno l'OK delle dottoresse, non ci si può fare niente su questa stanzetta....che gli fa solo peggio ma sembra che fanno tutti finta di niente e non so come comprovarlo. Mio figlio è diventato violento e difficile da gestire dalle maestre, cosa che non fanno comunque nel modo giusto perché non sono preparate a gestire un bambino con questo disturbo. La preside vuole solo che mio figlio prenda gli psicofarmaci e difende le sue maestre. Le dottoresse non riescono a contraddirle sull'uso della stanzetta. Che posso fare? Una relazione fatta da un altro psicoterapeuta che valore può avere?

4 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Silvia,

mi spiace per la situazione complessa che sta affrontando e che giustamente vuole gestire con la massima tutela per lei e suo figlio.

Il suo racconto mi arriva un po' confuso, forse perché carico esso stesso delle emozioni e delle preoccupazioni che comprensibilmente la vicenda le sta procurando.

Se vuole confrontarsi sulle opzioni possibili per gestire la sua richiesta, può contattarci o prenotare un colloquio di consulenza.

Rimango a disposizione.

Dott. Davide Giusino

Dott. Davide Giusino

Lecce

Il Dott. Davide Giusino offre supporto psicologico anche online

La situazione non è chiarissima e per rispondere alla sua domanda non basta avere una relazione diversa.

Potrebbe pensare lei stessa di intraprendere un percorso con un professionista per aiutarla e accompagnarla in una situazione non facile.

Se possibile può chiedere a suo figlio se preferisce cambiare scuola, come si sente e stargli vicina il più possibile.

A disposizione 

Dott.ssa Casumaro Giada 

Dott.ssa Giada Casumaro

Dott.ssa Giada Casumaro

Modena

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Salve,

La situazione che descrive è delicata e posso immaginare quanto sia complesso per lei dover gestire a distanza quello che avviene a scuola.

Le dottoresse che vi seguono dovrebbero organizzare degli incontri periodici in cui si allinea il lavoro a scuola con quello a casa, in cui siano presenti anche le insegnanti. Se manca una coerenza educativa è difficile seguire la strada più adatta alla situazione. 

Per il resto, sembra che lei stia cercando delle prove per dichiarare l'inadeguatezza della scuola, ma ha pensato di cambiare ambiente? Cercare prove per fare accuse difficilmente è propedeutico all'alleanza educativa che invece è basilare.

Se vuole approfondire resto a disposizione.

Un saluto 

Buongiorno Silvia,

Ho fatto un pò di fatica a leggere la sua mail, scritta secondo me in modo confuso come se fosse sotto l'effetto di un'emozione fortissima. 

La sua richiesta sembra finalizzata ad ottenere un riconoscimento della violenza psicologica esercitata su suo figlio che secondo me non ha nessuna necessità di essere dimostrata, è palese.

Il bambino sta male , ha solo sei anni e mezzo e viene allontanato dai coetanei perchè considerato violento e le maestre non lo vogliono in classe perchè disturba.

Costretto a stare in una stanzetta da solo, con l'insegnante di sostegno , non può vivere la situazione come un'opportunità ma come una punizione.

Il bambino, sentendosi rifiutato ed emarginato reagisce con violenza  e la struttura scolastica sta reagendo chiedendole di somministrare psicofarmaci.

Io credo che questa sia la strada giusta per portare suo figlio a sentirsi sempre più emarginato, ghettizzato, schedato. Credo sia opportuno rimettere in discussione tutto, la diagnosi di iperattività  in primis,la sua reazione di mamma a questa diagnosi, la scelta della scuola e dei professionisti che seguono suo figlio. Si ponga alcune domande e riparta da lì.

I bambini in genere , pur avendo un'indole più o meno intollerante alle frustrazioni, sono soprattutto sensibili alla variazione ed allla alterazione degli stati d'animo delle persone che si occupano di loro.

Un bambino che percepisce la disattenzione o addirittura il rifiuto nei suoi confronti è capacissimo di diventare un enfant terribile.

Non per cattiveria nè per turbe innate ma perchè ha bisogno di scaricare attraverso l'agitazione muscolare la sofferenza ed il fastidio che non riesce a metabolizzare con il pensiero.

Le domande che secondo me dovrebbe porsi sono :

1)Come è la vostra situazione familiare? Lei ha un sostegno emotivo ?

2)Come era tale situazione quando il bambino è nato ?

3)Chi e quale struttura ha rilevato e poi diagnosticato la problematica di iperattività?

Sulla base dj queste domande secondo me sarebbe essenziale rivalutare tutto e prendere in considerazione un percorso psicoterapeutico per il bambino e per voi genitori. Cambiare scuola e dottoresse. 

Solo così suo figlio potrà riprendere a giocare riuscendo a liberarsi del circolo vizioso di rifiuto e rabbia in cui si trova intrappolato. È solo in questo modo che imparerà a gestire i conflitti e a non scaricarli nell'agitazione motoria.. 

Potrà ricominciare a fidarsi degli adulti e dei coetanei.

La saluto , augurando a lei ed al suo bambino il meglio ,le consiglierei di rivolgersi ad una psicoterapeuta infantile ad orientamento psicodinamico, possibilmente al di fuori dalle Strutture.

Dott.ssa Rosanna Bertini

Dott.ssa Rosanna Bertini

Pisa

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